Scaricare un programma usando l’account di un amico è legale? E usare la mail o il profilo social di un parente stretto? E’ corretto condividere un profilo Netflix tra più amici? Oppure firmare un documento usando la firma digitale del proprio capo (con il suo consenso)?

Viviamo oggi in un modo digitale dove queste e molte altre domande sono, a mio avviso, un terreno scosceso e scivoloso che rischia di mettere in seria difficoltà molte persone. La maggior parte di noi credo che non sia preparata a rispondere a queste domande. A volte, questioni di questo tipo che coinvolgono l’identità digitale dividono anche giuristi ed esperti (come la scottante diatriba che ha coinvolto i profili di Facebook appartenuti ad una persona che è venuta a mancare).

Credo che al momento manchi completamente nel nostro sistema educativo un consapevole, esplicito e strutturato insegnamento delle più basilari regole che dovrebbero guidare il comportamento digitale. Non solo, cosa ancora più grave, personalmente non credo che ci si sia posti adeguatamente il problema di chi e quando dovrebbe insegnarle. In larga misura, i nostri insegnanti e docenti credo che siano per lo più a digiuno di questi temi e pensino che tocchi ad altri insegnarli. Probabilmente sarebbe necessario partire dalla scuola dell’obbligo visto che i nostri bambini sempre più spesso usano un device collegato ad internet (se addirittura non ne possiedono uno personale), ma in questo contesto credo che sia d’obbligo per chiunque si voglia occupare di e-learning preoccuparsi di fornire almeno qualche riferimento. Non credo che un docente di Analisi I o di Psicologia del Lavoro dovrebbe mettere tra i propri obiettivi educativi quelli legati ad un corretto utilizzo delle risorse digitali, ma se ne richiede l’utilizzo dovrebbe almeno porsi il problema, indicando una netiquette e fornendo qualche indicazione a risorse esterne che possano guidare i propri studenti.

Forse un giorno avremo nei programmi di informatica di tutte le università almeno un modulo su questi temi. per il momento credo sia responsabilità di ogni docente. Non penso che si possa chiedere agli studenti un uso consapevole se nessuno si è mai preso la responsabilità di insegnarlo.