Ciao! Mi chiamo Matteo Davide Lorenzo Dalla Vedova, ho 44 anni e sono originario di Cairo Montenotte, una tranquilla cittadina della val Bormida, adagiata sulle rive all’omonimo fiume fra le colline boscose dell’entroterra di Savona, proprio al confine fra Liguria e Piemonte…

Sono un ingegnere aerospaziale e dal 2006 presto servizio presso il DIMEAS del Politecnico di Torino con diversi incarichi (assegnista, docente a contratto, ricercatore a tempo determinato).

In questi anni la mia attività di ricerca si è principalmente concentra su tematiche inerenti l’ingegneria dei sistemi aeronautici; in particolare, mi sono dedicato alla progettazione, all’analisi ed alla simulazione numerica di sistemi di bordo, allo studio dei comandi di volo secondari ed alla concezione delle relative strategie di monitoraggio, allo sviluppo di algoritmi prognostici per i servomeccanismi aerospaziali ed allo studio di architetture innovative dei comandi di volo primari.

Da alcuni anni faccio parte del gruppo di ricerca ASTRA e del centro Interdipartimentale del Politecnico di Torino per le tecnologie fotoniche PhotoNext; per sviluppare sistemi di monitoraggio innovativi realizzati mediante sensori ottici basati su FBG (reticoli di Bragg).

Ho scoperto di amare l’insegnamento circa una quindicina di anni fa quando, durante il mio dottorato, fui invitato dal mio tutore di allora a ideare e poi svolgere le esercitazioni dei suoi corsi…
All’inizio il mio incarico si esauriva in poche ore a semestre, svolte in maniera quasi clandestina sotto la guida attenta e paziente del prof. L. Borello, ma sono bastate a farmi capire “cosa volevo fare da grande”!

Ma negli anni la “nostra platea” è sensibilmente cambiata (in termini numerici, di formazione scolastica, background culturale ed aspettative didattiche)… oggigiorno abbiamo a disposizione molti strumenti che, fino a pochi anni fa, era difficile persino immaginare (vi confesso che tutta la mia esperienza da studente universitario ed i miei primi anni di insegnamento si è fondamentalmente basata sulla classica accoppiata lavagna di ardesia e scatola di gessetti colorati!).

Secondo me, tali cambiamenti vanno accolti e vissuti come un’occasione per crescere, per mettersi in discussione e rimodulare/rivisitare la propria azione educativa (cercando di fare sempre meglio). Dopotutto sarebbe assurdo cedere alla pigrizia e alla consuetudine, facendo finta di non vedere le nuove sfide cui siamo chiamati e rinunciando a cogliere le opportunità offerteci dalle nuove tecnologie.