Ho completato l’attività sulle strategie di valutazione e devo confessare che, rispetto alle altre (che ho trovato interessanti ed hanno fornito molti spunti per il miglioramento della mia didattica), la ritengo poco significativa.

Valutazione diagnostica: sicuramente è necessario che gli studenti che iniziano a studiare una materia abbiano un bagaglio di conoscenze adeguato, ma per come sono organizzati i corsi di laurea (penso in generale in tutti gli atenei) gli insegnamenti di base, indispensabili per affrontare quelli successivi (caratterizzanti o affini), sono ai primi anni.

Valutazione sommativa: condivido il ragionamento, ma in generale non richiede una specifica prova di valutazione o in itinere. Se gli studenti che sostengono un esame mostrano difficoltà con un determinato argomento, il docente ovviamente si deve rendere conto che quell’argomento richiede un’ulteriore spiegazione o approfondimento.

Valutazione formativa: anche in questo caso condivido quanto spiegato. Personalmente, ritengo che l’esame sia un importante momento di formazione, in quanto si impara molto più da un errore che dalle risposte corrette, e mi piace che, oltre alla mera interrogazione, ci sia un momento di dialogo con lo studente per discutere su diversi temi.  Tuttavia, a mio parere, il fatto che una valutazione sia punitiva/celebrativa oppure formativa dipende molto dall’interpretazione soggettiva dello studente.