La diffusione a livello planetario di Internet ha reso possibile con notevole facilità l’accesso a  qualunque genere di documento e informazione dando origine a una nuova era per quanto riguarda la condivisione della conoscenza. Rimangono però numerosi problemi sull’efficienza degli strumenti e sull’efficacia delle strategie che gli utenti usano per accedere a questo gigantesco repertorio di informazioni.

Come è già stato segnalato nelle aree precedenti, le tecnologie digitali hanno un’enorme portata in ambito educativo e la loro presenza nell’attività d’aula costituisce una preziosa risorsa, in grado di  trasformare e travolgere i paradigmi dell’apprendimento tradizionale, offrendo a tutti, indistintamente, attraverso metodologie didattiche innovative (apprendimento cooperativo, didattica per progetti, approcci metacognitivi, didattica laboratoriale) la possibilità di realizzare una formazione personalizzata secondo le inclinazioni, le esigenze e lo stile cognitivo di ciascuno, senza più vincoli di spazio, tempo e risorse.

La maggior parte dei Paesi Europei condivide il principio in base al quale un uso adeguato del digitale può ridurre l’ineguaglianza e sostenere l’inclusione scolastica. Ovviamente, sono convinto che vi debba essere un’adeguata preparazione dei docenti in tale ambito, per un uso appropriato dei moderni dispositivi tecnologici a supporto di pratiche didattiche effettivamente personalizzate, ritagliate sui bisogni di ciascun allievo (vedi mio post sulla terza attività di questa stessa area).

La classe digitale si configura come un ambiente in cui le tecnologie digitali e le forme comunicative ad esse associate assumono un ruolo primario per l’apprendimento, ma non deve comunque  essere un ambiente dove domina esclusivamente il linguaggio digitale. Il semplice utilizzo dei  media di rete  non è sufficiente a rendere moderna ed efficace la didattica. Il linguaggio digitale e la sua struttura costituiscono in realtà solamente una base  per poi agire producendo nuove idee e progetti. È la reciprocità con gli altri linguaggi umani e analogici, in funzione di una didattica inclusiva, che permette di collocare al centro l’alunno con le sue specifiche peculiarità.

Dopo aver espresso la mia opinione sull’uso degli strumenti digitali, passo a svolgere il tema centrale di questa prima attività della quarta area, ovvero fare una riflessione sugli strumenti che normalmente si utilizzano per eseguire ricerche su Internet, confrontandone i termini di servizio, le possibilità offerte, i limiti e quindi i modi con i quali utilizzarli in ambito educativo . Tali strumenti  si configurano essenzialmente di  due tipi:

  • indici (o raccolte categoriali)
  • motori di ricerca o search engines; esempi tipici sono Google e Yahoo, ma ne esistono molti altri come, ad esempio, quelli citati, ovvero DuckDuckGo ed Ecosia.

Per entrare più nello specifico, un motore di ricerca può essere definito come un sistema automatico che, su richiesta, analizza un insieme di dati (spesso da esso stesso raccolti) e restituisce un indice dei contenuti disponibili classificandoli in modo automatico in base a formule statistico-matematiche che ne indicano il grado di rilevanza, data una determinata chiave di ricerca.

Si può affermare che concettualmente un motore di ricerca è un sistema molto simile ad un’applicazione web ovvero un sistema clientserver, attraverso la rete Internet, dove il client è rappresentato dal web browser dell’utente che su richiesta dello stesso si connette ad un server il quale a sua volta esegue una  “query”  di ricerca, tramite opportuni algoritmi, su opportuni  database (database distribuiti). Nell’analisi dei risultati forniti in output un componente essenziale è il cosiddetto crawler o spider.

Un buon motore di ricerca è quello che riesce a trovare il maggior numero di contenuti in linea con la tipologia di richiesta secondo un ordine di importanza e rilevanza in base alla specifica di ricerca.

I motori di ricerca funzionano secondo tre fasi operative:

  • analisi del campo d’azione;
  • catalogazione del materiale ottenuto;
  • risposta alle richieste dell’utente.

Dopo l’analisi delle pagine, a seconda di criteri che variano da motore a motore, alcune di esse vengono inserite nel database e nell’indice del motore di ricerca.

La parte testuale archiviata durante la fase di analisi verrà in seguito analizzata per fornire le risposte alle ricerche degli utenti. Molti motori di ricerca sul web rendono anche disponibile una copia dei dati testuali di ogni pagina archiviata in caso che la risorsa originale sia irraggiungibile: questa funzione è detta copia cache.

Rispondere alle richieste degli utenti implica la necessità di elencare i siti in ordine di rilevanza rispetto alla richiesta ricevuta. Per stabilire la rilevanza di un sito vengono cercati nel database quei documenti che contengono la parola chiave inserita dall’utente, dopodiché ogni motore di ricerca sfrutta propri algoritmi per classificare le pagine, controllando, per esempio, quante volte le parole chiave vengono ripetute, quanti link riceve quel documento, in quali punti della pagina sono poste le parole chiave (keywords), quanti siti del database contengono link verso quella pagina, o quante volte un utente ha visitato quel sito dopo una ricerca.

Su Google e sui motori più moderni è possibile affinare la ricerca a seconda della lingua del documento, delle parole o frasi presenti o assenti, del formato dei file (Microsoft WordPDFPostScript, ecc…), della data di ultimo aggiornamento, e altro ancora.

È anche possibile cercare contenuti presenti in un determinato sito e a questo proposito è bene conoscere il significato di alcuni termini comunemente usati nel linguaggio di Internet.

Per indicizzazione si intende l’inserimento di un sito web nel database di un motore di ricerca. L’indicizzazione di un sito internet, in altre parole, è il modo in cui il sito viene acquisito e interpretato dai motori di ricerca e quindi compare nelle loro pagine di risposta alle interrogazioni degli utenti web.

Con il termine posizionamento s’intende l’acquisizione di visibilità tra i risultati dei motori di ricerca. Più specificamente, è l’operazione attraverso la quale il sito viene ottimizzato per comparire nei risultati in una posizione il più possibile favorevole e rilevante.

Con il termine ottimizzazione per i motori di ricerca si intende, invece, nel linguaggio di Internet, l’insieme di tutte quelle attività volte a migliorare la visibilità di un sito web sui motori di ricerca (quali ad es. Google, Yahoo!, ecc…) al fine di migliorare o mantenere il posizionamento nelle pagine di risposta alle interrogazioni degli utenti del web. A sua volta, il buon posizionamento di un sito web nelle pagine di risposta dei motori di ricerca è funzionale alla visibilità dei prodotti/servizi venduti.

In realtà i motori di ricerca forniscono anche risultati sponsorizzati, ovvero mostrano in maggiore evidenza nelle SERP (Search Engine Result Pages), (pagine dei risultati dei motori di ricerca), siti web di aziende che pagano per risultare tra i primi risultati quando si cercano le cosiddette parole chiave, cioè i termini che sono in relazione all’ambito di competenza dell’azienda stessa. I risultati sponsorizzati dei motori possono apparire anche sui siti che partecipano al loro programma di affiliazione. In particolar modo, Google permette di far apparire nelle proprie pagine dei risultati a pagamento comprati con il programma AdWords (chiaramente distinti dai risultati “naturali”). Non solo, ma offre anche un servizio di sponsorizzazione che si rivolge a tutti i siti che hanno determinati requisiti, chiamato AdSense, spesso abbreviato con Google AS. Tale servizio usa le capacità del motore di ricerca di interpretare il contenuto della pagina in cui è posizionato l’apposito codice per fornire annunci a tema.

L’attenzione al proprio processo di ricerca online si rivela indispensabile se si vogliono evitare gli errori che la maggior parte delle persone fa durante le ricerche online. Il ricercatore Ryen White, in uno studio sperimentale condotto su impiegati Microsoft, ha evidenziato la forza irresistibile dei biases, quali il pregiudizio di conferma. Ryen White ha notato che le keywords che le persone inseriscono nelle domande sono influenzate dai pregiudizi individuali posseduti o dalle emozioni vissute (in particolare l’ansia), e vanno a creare dei “frame”, cioè dei contesti che indirizzano la ricerca semantica verso risultati errati e/o fuorvianti.

Esistono due tipi di pregiudizi che vanno a inficiare i risultati:

  • pregiudizi di ricerca che sono presenti nella mente di colui che effettua la ricerca,
  • pregiudizi di sistema che sono presenti negli algoritmi del motore e sono stati creati da un apprendimento del motore incompleto o distorto (machine learning), magari attuato su testi densi di pregiudizi.

Se si vuole fare una ricerca che dia dei risultati utili a raggiungere lo scopo desiderato occorre disporre di:

  1. Umiltà, cioè essere consapevoli, almeno in parte, dei propri pregiudizi e sforzarsi di contrastarli;
  2. Conoscenza del contesto, cioè scegliere le keywords da inserire nella query, chiedendosi se rappresentano il contesto culturale che si vuole esplorare;
  3. Mente aperta, cioè valutare i risultati non guardando troppo all’ordinamento dei risultati stessi; in altre parole non fermarsi alla prima pagina di risultati, e fare attenzione alla credibilità dell’autore o dell’Istituzione e al numero di citazioni dei documenti;
  4. Scetticismo, cioè mantenere dubbi sulla qualità dei risultati e sforzarsi di acquisire nuove informazioni.

Per essere più chiari sui concetti sopra elencati, mi soffermerò su un’analisi dei tre diversi motori di ricerca riportati nell’Attività, cioè  https://www.google.com/, https://duckduckgo.com/, https://www.ecosia.org/.

Il motore di ricerca senz’altro più utilizzato è Google, il quale si può definire come un’azienda statunitense che offre servizi online, con quartier generale a Mountain Wiew in California, nel cosiddetto Googleplex. Tra la grande quantità di prodotti o servizi offerti troviamo il motore di ricerca Google, il sistema operativo Android, il sistema operativo Chrome OS e servizi web quali YouTubeGmailPlay StoreGoogle Maps e molti altri.

È una delle più importanti aziende informatiche statunitensi, nonché una delle più grandi aziende a livello globale con capitalizzazione azionaria di più di un trilione di dollari. Possiede oltre 70 uffici in 50 paesi e ha alle proprie dipendenze 114.096 persone.

Al momento è gestita con capitali privati dove i maggiori detentori di quote sono Kleiner Perkins Caufield & Byers and Sequoia Capital. A seguito di una ristrutturazione interna, dal 5 ottobre 2015 Google è una controllata della Holding Alphabet.

Oltre agli  innumerevoli servizi riportati sopra, ovvero,ad esempio, Google Maps, Google Traduttore, Google Earth, Google Chrome Google Ads, Gmail ecc…, Google gestisce anche un circuito pubblicitario online, che permette ad inserzionisti di promuovere i loro servizi e a proprietari di siti web (i publishers) di generare entrate monetarie pubblicando annunci pubblicitari sui loro siti. Gli inserzionisti possono pubblicare annunci pubblicitari negli spazi sponsorizzati delle pagine del motore di ricerca Google e nei siti web dei publishers Google tramite il servizio Google AdWords. I proprietari di siti web possono generare introiti dalle pubblicità tramite il servizio Google AdSense. Entrambi i servizi sono tutelati da norme pubblicitarie che mirano a controllare la qualità del circuito pubblicitario e gli interessi di inserzionisti, publishers e consumatori.

Alcune funzionalità dei software Google presentano dei problemi rispetto alle leggi nazionali sulla privacy:

  1. Google Analytics mette a disposizione degli iscritti statistiche sulla navigazione come i link aperti, le parole chiave ricercate e il tempo di permanenza in ogni pagina.
  2. Google EarthGoogle Maps sono stati accusati di gravi violazioni della privacy per l’eccessiva risoluzione delle immagini, spinta ad un livello di dettaglio tale da rendere riconoscibili le persone, gli interni degli abitati e zone protette da segreto militare e divieto di ripresa, tra cui la celebre Area 51.

A partire dal 22 gennaio 2019, Google ha trasferito la responsabilità sui dati dalla sede Californiana a Google Irlanda. La privacy degli utenti europei viene in questo modo regolata dalla direttiva GDPR, compresi le procedure e i diritti di accesso da parte delle autorità pubbliche ai profili personali degli utenti europei.

Il secondo motore che ho analizzato è stato DuckDuckGo (abbreviato in DDG) ed è un motore di ricerca situato a Paoli, Pennsylvania che utilizza le informazioni di croudsourcing, provenienti da altri siti, ad esempio Wikipedia, con l’obiettivo di aumentare i risultati tradizionali e di migliorare la pertinenza della ricerca. Lo scopo di questo motore di ricerca è principalmente improntato sulla privacy poiché esso dichiara di non immagazzinare informazioni sulle ricerche degli utenti.

Altra caratteristica di questo motore di ricerca è che  non è richiesta la registrazione di un profilo utente, per poter accedere alle funzionalità del sito. Per quanto riguarda i contenuti presenti su YouTube, DuckDuckGo dispone di una visualizzazione in anteprima delle immagini (snapshot) e dell’indirizzo locale del video ricercato.

DuckDuckGo fu fondato da Gabriel Weinberg, un imprenditore la cui ultima attività imprenditoriale, The Names Database, fu acquisita da  United Online nel 2006 per 10 milioni di dollari. Weinberg ha un Bachelor of Science in fisica e un Master of Science in tecnologia e politica dal MIT.

Ecosia, il terzo motore di ricerca preso in considerazione, dichiara di donare l’80% dei proventi ricavati dalla pubblicità online per sostegno a programmi di riforestazione, ad esempio in Brasile . Il suo precedente beneficiario, The Nature Conservancy, gestisce il programma Plant a Billion Trees, che si impegna a favore della riforestazione della foresta atlantica brasiliana. L’attuale beneficiario è WeForest, con il programma Great Green Wall in Burkina Faso.

Ecosia è stato lanciato il 7 dicembre 2009, in concomitanza della conferenza ONU sui cambiamenti climatici di Copenaghen. Il motore di ricerca è il successore di progetti di ricerca benefici come Xabbel, Forestle e Znout, ideati dal fondatore dello stesso Ecosia, Christian Kroll.

Forestle e Znout hanno cessato l’attività nell’agosto 2013 e i loro URL sono stati reindirizzati su Ecosia.

Dal 2009 fino a Luglio 2013, Ecosia ha collaborato con il WWF per preservare il Juruena National Park e il Tumucumaque Conservation Landscape, che si trovano entrambi nella foresta pluviale a Nord del Brasile, donando l’80% del suo reddito e raccogliendo oltre 1,3 milioni di euro.

La missione di Ecosia, come social business, è quella di “coltivare concretamente un mondo più sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico”, finanziando la riforestazione di un miliardo di nuovi alberi nella foresta atlantica entro il 2020.

La collaborazione di Ecosia con i diversi rivenditori online consente agli utenti di donare attraverso i loro acquisti in rete. Quando si cerca un prodotto con Ecosia, gli EcoLink vengono visualizzati accanto ai rivenditori affiliati partecipanti e, una volta attivati, una percentuale del denaro speso per l’acquisto del prodotto (fino al 5%) viene donata automaticamente a Ecosia, che utilizza questi guadagni e i ricavi pubblicitari per finanziare il progetto Plant a Billion Trees (Pianta un miliardo di alberi). Gli alberi vengono piantati con l’obiettivo di assorbire CO2 dall’atmosfera (tramite fotosintesi) combattendo l’aumento dell’effetto Serra ed altri problemi ambientali come l’acidificazione dei mari. Inoltre Ecosia ha dichiarato sulla sua pagina Facebook di avere nel tempo fornito lavoro a circa 30.000 persone grazie ai suoi progetti di riforestazione.

Per concludere, ammetto di aver trovato molto interessante  “scoprire” due  motori di ricerca che ancora non conoscevo, ossia Ecosia e DuckDuckGo,  ma sono fermamente convinto, anche in base alla mie esperienze di docenza e  attività di dottorando che sto attualmente svolgendo presso il Politecnico di Torino, che il motore di ricerca più efficiente sia Google, nonostante i rischi che il suo utilizzo  può comportare. Infatti, non solo ha fornito un maggiore numero di risultati nelle ricerche da me effettuate sul Web, ma, tra le molteplici applicazioni che mette a disposizione, una in particolare risulta  utile come strumento didattico nell’ambito scolastico. Si tratta di Google Classroom che non ho citato sopra perché ritengo meriti un’attenzione a parte che dedico nel seguito.

Google Classroom si configura come servizio Web gratuito per le Scuole e le Università, con lo scopo di semplificare la creazione e la distribuzione di materiale didattico, l’assegnazione e la valutazione di compiti e incarichi in modalità online e in condivisione con gli studenti.

Google Classroom venne progettato nel 2014 come funzionalità di G Suite for Education ma dal 2017 si trova in Drive ed è quindi sufficiente possedere un account Google per utilizzarlo.

Classroom ha il collegamento diretto con gli altri strumenti di Drive per la gestione dei materiale e la creazione, oltre ai quiz, di documenti e fogli di calcolo, così come l’accesso diretto a Gmail e a Google Calendar che permette di avere un calendario condiviso che si sincronizza automaticamente per tutti nello stesso momento in modo da non perdere nessuna scadenza.

Grazie a Classroom, gli educatori possono creare corsi, assegnare compiti e voti, ad esempio interfacciandosi con le piattaforme Quizezz e Khan Academy, inviare feedback e tenere tutto sotto controllo, in un’unica applicazione. Tra l’altro è un servizio  gratuito, non contiene annunci e non utilizza i contenuti o dati dei docenti e discenti a scopo pubblicitario.