Si può vivere senza Google?

Ho guardato i risultati di https://myactivity.google.com/ e https://www.google.co.uk/maps/timeline. Devo dire che il risultato mi ha impressionato, anche se ero a conoscenza dei dati conservati da Google. Fa sempre un certo effetto vedere come si è tracciati, non solo da Google ma dalla gran parte delle app che usiamo. Ho colto comunque l’occasione per cancellare la storia dei siti visitati e modificare alcune preferenze del mio account.

I problemi di privacy di Google sono noti, esiste anche una pagina di Wipedia al riguardo:  https://en.wikipedia.org/wiki/Digital_footprint. Su questo tema sono solito seguire due “blogger”. Il primo è il guru del software libero Richard Stallman (https://stallman.org), che sul suo sito ha una pagina dal titolo “What’s bad about: Airbnb, Amazon, Amtrak…” dove ci sono numerose informazioni al riguardo di siti molto famosi e molto utilizzati. Il secondo è il blog di Paolo Attivissimo (https://attivissimo.blogspot.com/) dove compaiono frequentemente post a riguardo di problemi di sicurezza informatica, di privacy e di molto altro (i miei preferiti riguardano i complotti lunari).

Resta il fatto che Google, Facebook, Instagram e altre applicazioni sono ormai parte del nostro quotidiano, e difficilmente vorremmo o potremmo farne a meno. Il vantaggio di avere i servizi di Google (e di molti altre app) bilancia per molti (tutti?) di noi la perdita della privacy. Facendo un paragone forse un po’ azzardato, Google è arrivata senza coercizione dove non era arrivata neppure la Stasi nella ex DDR: oggi Gerd Wiesler, il protagonista de “Le vite degli altri” sarebbe probabilmente disoccupato (o lavorerebbe per Google): le informazioni che lui inseguiva vengono in gran parte condivise volontariamente da tutti noi in cambio dei servizi “gratuiti” offerti in cambio.