Premetto che sono piuttosto a-social. Non uso facebook né twitter, su linkedin mi sono iscritto per caso, non lo guardo mai e le comunicazioni che mi arrivano attraverso linkedin mi infastidiscono. Ho letto la recensione a Algorithms of Oppression e ascoltato Safiya Noble: molto interessante, sicuramente vero. Mi pare però di assistere nuovamente alle discussioni degli anni ’80 (o forse precedenti, ma non sono così vecchio) sulla televisione: la televisione deve educare al buon gusto (da chi definito non è chiaro), oppure è inevitabile che assecondi i bassi istinti degli spettatori in nome degli ascolti?

Sicuramente Google e altri sulla rete sono strumenti formidabili: sta solo a noi usarli bene e con consapevolezza. In questo contesto, ben vengano strumenti alternativi o complementari come Ecosia e DuckDuckgo. Anche se devo dire che nelle loro pagine di presentazione non è ben spiegato in dettaglio cosa facciano e perché lo facciano. Ho guardato le mie attività registrate da Google: impressionante la meticolosità del report. Ma devo dire che non ne sono rimasto sconvolto. Non è che l’elenco dei siti che ho effettivamente visitato e dei posti in cui sono stato. Che uso fa Google di queste informazioni? Certo, saranno utili per mappare il comportamento delle persone (forse per orientarlo?), ma di più non saprei.

Non vorrei sembrare bastian contrario a tutti i costi, ma credo che ognuno di noi abbia sfruttato e sfrutti quotidianamente gli strumenti offerti da Google (posta, maps, drive, scholar,….). Possiamo pensare che tutto questo sia gratis? Il problema, semmai, è che i patti non sono chiari ed effettivamente non so cosa sto dando in cambio. Mi rendo conto che ho scritto una sbrodolata di ovvietà, d’altra parte non sono esperto di queste questioni e mi sfuggono anche implicazioni particolari con la didattica online.