Ho appena completato la prima attività della quarta area, sulla valutazione critica degli strumenti digitali per l’apprendimento e la ricerca su internet. Sinceramente, non avevo mai aperto gli occhi su come, effettivamente, i risultati delle ricerche effettuate sui motori più diffusi siano fortemente indirizzati verso alcune strade, che talvolta addirittura possono essere discriminatorie (l’esempio mostrato nel video, dove si cercano su google le paroli chiave “black girls” è veramente inquietante).

Nella esercitazione proposta ho sperimentato, oltre a google che conosco bene e utilizzo quotidianamente, anche i motori di ricerca DDG e Ecosia. Non li conoscevo e probabilmente li userò in futuro. Non ho avuto ancora modo di capire le effettive differenze nei risultati che mi vengono proposti (se ad esempio cercassi un argomento “tecnico”, un po’ di nicchia, avrei le medesime soluzioni o qualcuno di questi motori di ricerca è meno potente nell’individuare siti che possono fare al caso mio?), ma l’idea di mettere al riparo la mia privacy mi stuzzica. Effettivamente, non avevo mai considerato che cosa cerco ed in che modo lo cerco possa essere studiato e magari anche consigliato ad altri utenti… Riguardo l’ambito educativo, non riesco a cogliere “l’influenza della progettazione dello strumento sui modi con i quali potrei utilizzarlo”. A mio parere e per le ricerche che tipicamente propongo ai miei studenti, penso che l’utilizzo di uno strumento o di un altro sia indifferente.