Ho tentato di mettere a confronto due differenti motori di ricerca: Google, il motore più visitato a livello mondiale, e DuckDuckGo, browser che, almeno a detta degli sviluppatori, pone al centro della propria filosofia il rispetto della privacy. Da tale analisi ho ricavato le seguenti acquisizioni.

Google
Il dominio di Google è stato registrato nel settembre del 1997, mentre la società Google LLC è stata fondata nel settembre dell’anno successivo da Larry Page e Sergey Brin, all’epoca due studenti dell’Università di Stanford. Nel 2015 è stata costituita la holding Alphabet Inc., di cui Google costituisce la principale compagnia. Scopo di questo di ricerca è, anzitutto, quello di catalogare e di indicizzare le risorse del World Wide Web, ma anche di occuparsi di foto, newsgroup, notizie, mappe, email, traduzioni, video, shopping. Google offre servizi molto eterogenei, pertanto talvolta può essere necessario disporre di un account personale, che può essere creato dall’utente stesso oppure assegnato da un amministratore come, a  esempio, un datore di lavoro o un istituto scolastico. Qualora l’utente si trovi a utilizzare un account Google assegnato da un amministratore, possono essere applicati termini diversi o aggiuntivi e l’amministratore può essere in grado di accedere all’account o di disattivarlo. L’utente è responsabile dell’attività svolta su o attraverso il proprio account Google per cui è altresì necessario mantenere la password riservata affinché l’account rimanga protetto. All’utente Google è consentito caricare, trasmettere, memorizzare, inviare o ricevere contenuti; in proposito, è bene notare come l’utente mantenga gli eventuali diritti di proprietà intellettuale detenuti su tali contenuti. Ma non solo. Nel momento in cui l’utente si trovi a caricare, trasmettere, memorizzare, inviare, ricevere contenuti da o tramite Google (e gli eventuali partner) concede di fatto una licenza globale limitata allo scopo di utilizzare, di promuovere, di migliorare servizi oppure di svilupparne di nuovi. Tale licenza permane anche nel caso in cui l’utente smetta di utilizzare i servizi Google.

A ben guardare, ciò potrebbe rappresentare un rischio, anche perché i sistemi automatizzati Google analizzano i contenuti dell’utente per proporre risultati di ricerca personalizzati, pubblicità su misura e rilevamento di spam e malware. Inoltre, qualora l’utente disponga di un account Google, il nome e la foto del profilo – nonché le operazioni effettuate su Google o tramite applicazioni di terze parti collegate all’account Google – possono essere visualizzate da Google nei propri Servizi, inclusa la visualizzazione in annunci e in altri contesti commerciali. In ogni caso, l’utente può scegliere le sue impostazioni in modo che il proprio nome e la propria immagine non vengano visualizzati in un annuncio pubblicitario.

DuckDuckGo
Si tratta di un motore di ricerca, fondato dall’imprenditore Gabriel Weinberg, che utilizza le informazioni di crowdsourcing provenienti da altri siti fra cui, a esempio, Wikipedia allo scopo di aumentare i risultati tradizionali e di migliorare la pertinenza della ricerca. Centrale nella filosofia di questo motore di ricerca è la privacy. Infatti, almeno in base a quanto dichiarato dagli sviluppatori, esso non memorizza alcun indirizzo IP né, del resto, registra le informazioni riguardanti le ricerche svolte dagli utenti. Inoltre ricorre all’uso di cookies solo per situazioni necessarie fra cui, a esempio, le impostazioni. A differenza di Google, DuckDuckGo non richiede all’utente la registrazione di alcun profilo personale per l’accesso ai servizi offerti dal sito. Fra le peculiarità del sito vi è poi l’utilizzo dei comandi “!Bang”, che offrono all’utente la possibilità di reindirizzare la propria ricerca su un sito specifico direttamente da DuckDuckGo. A partire dal giugno del 2014 anche i nuovi dispositivi mobili Apple hanno adottato su Safari questo sito in alternativa a Google.

Alla luce del ragionamento sin qui condotto, ritengo che fondamentali per l’impiego di tali strumenti digitali in ambito didattico – e, ovviamente, non solo – siano l’attenzione per la propria privacy ma, soprattutto, l’esercizio di un certo spirito critico nella valutazione dei contenuti offerti allo scopo di non accogliere le informazioni ricevute in modo passivo e acritico.