Sono un grande sostenitore dei software open source e sostengo il movimento open data per favorire la ricerca scientifica trasparente e la riproducibilità delle pubblicazioni scientifiche. Credo che i software aperti garantiscano molti vantaggi in termini di trasparenza, accessibilità (economica) e possibilità di creare nuova conoscenza. Detto questo, sono un utente di moltissimi servizi software privati, come la stragrande maggioranza degli internauti e dei fruitori di un qualsiasi apparecchio digitale.

Spesso mi sono trovato costretto ad utilizzare un servizio proprietario anche in presenza di un analogo open source di qualità comparabile. Questo perchè lo standard normalmente utilizzato è solitamente proprietario ed è molto difficile scardinare un’abitudine lungamente instaurata, soprattutto nell’ambito di un’amministrazione pubblica.

A volte, però, ho scientemente deciso di utilizzare servizi proprietari perché questi sono di qualità superiore a qualsiasi competitor oppure offrono funzionalità uniche e di grande valore per la mia attività professionale. I serivi Google sono sicuramente uno di questi esempi.

Il modulo 4.1 del corso mette in guardia dalla minaccia alla privacy rappresentata da questo tipo di servizi o da social media quali Facebook. Condivido queste preoccupazioni, ma credo che il problema non sia nel programma in sé, ma nella consapevolezza con cui viene usato.

Controllare le policy (almeno velocemente) quando si accetta un avviso sulla privacy, assicurarsi di non fornire il consenso all’utilizzo dei dati per fini commerciali e disattivare le opzioni che invadono la privacy è un buon metodo per mettersi al sicuro (salvo hacker!).